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L'importanza della Mental Health nello sport e nella vita

L'importanza della Mental Health nello sport e nella vita
In questi giorni come molti di voi sto seguendo le Olimpiadi di Tokyo.

Da alcuni minuti si è conclusa la finale dei 4x100 maschile che ha visto l'Italia entrare nella storia con la prima medaglia d'oro conquistata in questa specialità. Soltanto pochi giorni fa Marcell Jacobs ha vinto l'oro nella gara regina delle Olimpiadi: i 100 mt. maschili.

Da appassionato di atletica (e praticante a livello dilettantistico) sono rapito dal gesto tecnico che questi atleti mettono in campo e penso alla fatica fisica e mentale che c'è dietro ognuno di questi successi. E quando vedo un atleta piangere dopo il traguardo (come oggi ha fatto Tortu dopo aver capito quale impresa avesse compiuto) ne sono commosso e piango con loro.

Questa premessa per parlare di mental health ovvero di quanto l'equilibrio psicologico influisca anche nelle prestazioni sportive (ma non solo su queste).

Per chi non l'avesse ancora fatto vi consiglio di leggere qui quanto scriveva Jacobs prima delle Olimpiadi. In questo scritto egli si mette a nudo, parla della sua storia e dei blocchi che gli impedivano di dare il meglio di se stesso in pista.

Jacobs racconta della sua preparazione e poi che:

[...] puntuale ogni volta, un istante prima del via, ecco arrivare la mia salvezza.
Una fitta allo stomaco, le gambe che diventano dure, un giramento di testa, i muscoli che si contraggono nel rifiuto di esprimersi, una cosa qualsiasi. Gara dopo gara, ho sempre corso con un asterisco vicino al mio nome.
Trovare qualcosa che mi impedisse di fare il tempo-che-avrei-potuto-fare, rendeva la delusione meno amara, perché, in fondo, non è mai stata del tutto colpa mia.

E ancora:

"Jacobs ha un gran fisico, ma si ferma sul più bello.”
"Ha talento, ma non riesce a tirarlo fuori quando conta.”
Scattava sempre qualcosa nel mio inconscio, giù nel profondo, che finiva col sabotarmi e col farmi finire in un limbo in cui neppure sapevo se essere arrabbiato con me stesso oppure no.
Almeno fino all’anno scorso. Fino all’anno scorso dicevo a me stesso che: "questo sono io, prendere o lasciare.
Sono fatto così, mi mancano dei pezzi, e non potrò mai rimetterli tutti assieme”.

Cosa accadeva dentro di lui prima di ogni gara? Jacobs lo spiega così:

Dentro di me c’era una voce, una di quelle che bisbiglia, e che se ascolti la musica al volume a cui piace a me, neppure riesci a sentire.
Mi diceva di non provarci per davvero.
Di non andare a vedere cosa ci fosse alla fine del rettilineo.
Se non dai il massimo e fallisci, non importa, ti sentirai leggero comunque.
Ma se dai il massimo e fallisci lo stesso, allora significa che non sei abbastanza.
E quindi ecco che il mio cervello, mi ha sempre servito una scappatoia, una volta arrivato in pista.

Marcell Jacobs, figlio di un'italiana e di un americano, è arrivato in Italia da piccolissimo con la madre e, di fatto, non ha mai conosciuto il padre. Marcell ne ha sofferto e, come egli descrive nello stesso articolo, il comportamento di autosabotaggio era legato a questi suoi vissuti.

Ad un certo punto, durante il lockdown del 2020, dentro di Jacobs è scattato qualcosa ed egli ha capito che:

Se non sai chi sei per davvero, se non capisci le sofferenze o le mancanze che hai avuto, se non conosci il tuo valore come essere umano, è matematicamente impossibile che tu riesca a mettere in pista tutto quello che serve per distruggere i tuoi muri. Tecnici, fisici e personali.

E così ha deciso di chiedere aiuto ad un professionista che lo ha aiutato e supportato a:

[...] far pace con la mia storia.
Abbiamo abbattuto blocchi enormi, fatti di vecchi ricordi, che il tempo aveva reso cemento, e ho imparato che anche se un pezzo di me ha sofferto un vero e proprio abbandono, sbagliare una gara non me lo farà rivivere.
Non sono amato e non amo in misura direttamente proporzionale a quello che faccio. Ma sono un uomo, e basta questo.


Ho deciso di scrivere di Jacobs perchè la sua storia possa insegnare a tutti quelli che pensano di esser fatti così e di non poter cambiare che, invece, abbiamo tutti un'altra possibilità, spesso anche più di una.

Che prima o dopo abbiamo bisogno di fare pace con la nostra storia e che, anche quando ci mancano dei pezzi è possibile vivere una vita piena prendendosi cura di sé, imparando ad accettarsi e ad amarsi per quello che possiamo essere, al meglio delle nostre possibilità. 

Ed allora bravo Jacobs!
E adesso non fermarti e continua a correre.

Post scritto da Leonardo Paoletta

Psicologo Monza Milano
Leonardo Paoletta.
Psicologo e psicoterapeuta Monza e Milano.
Sono uno Psicologo, Psicoterapeuta ed Analista Transazionale.

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