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Il comportamento passivo-aggressivo

Il comportamento passivo-aggressivo
Il comportamento passivo-aggressivo altro non è che una modalità intenzionale e camuffata atta a manifestare i propri sentimenti di rabbia nascosti.

Si noti come questa definizione sottolinei soprattutto due aspetti: i sentimenti di rabbia nascosti così come la modalità intenzionale e camuffata per manifestarli.

Perché gli individui passivo-aggressivi hanno bisogno di nascondere i propri sentimenti di rabbia? Per quale ragione debbano poi manifestare la propria rabbia attraverso comportamenti mascherati e quindi poco genuini?

Proviamo a darne una spiegazione che tenga conto delle diverse variabili sociali, relazionali ed individuali.

La rabbia è considerata un’emozione socialmente inaccettabile

Sebbene sia un’emozione del tutto naturale alla stregua delle altre emozioni che compongono l’esperienza umana, essa conserva il connotato di qualcosa di negativo (così come le emozioni quali la paura e la tristezza). Solitamente, già a partire dalla più tenera età, al bambino viene insegnato (e magari spiegato con ragioni apparentemente oggettive) che: "Non ti devi arrabbiare” oppure che: "I bambini buoni non si arrabbiano”. Come se fosse una scelta farlo oppure no. Eppure questa spinta a nascondere la propria rabbia viene ripetuta da parte dei genitori, degli insegnanti e di ogni altro adulto di riferimento.  

Nascondere la rabbia è considerato socialmente accettabile
Visto che è impossibile non arrabbiarsi, che la rabbia non svanisce e che nessuno insegna a gestire la rabbia invece che reprimerla, come fare a gestire le pressioni sociali volte alla dissimulazione della stessa? Molte persone imparano così ad esprimerla in modalità socialmente accettabili (appunto tramite comportamenti passivo-aggressivi): fare continue promesse senza impegnarsi davvero a mantenerle; posticipare impegni; inventarsi di continuo scuse; lamentarsi regolarmente; assumere atteggiamenti vittimistici; etc.

Essere passivi (aggressivamente) è più facile che essere assertivi
L’assertività è la capacità di comunicare i propri sentimenti in maniera franca e diretta. Una persona assertiva non utilizzerebbe affatto comportamenti passivo-aggressivi. Purtroppo l’assertività è un’abilità poco conosciuta e quindi raramente insegnata ed appresa da bambini. Maggiormente diffusi sono comportamenti (passivi) quali: tenere il broncio; il ritiro emotivo; il comunicare indirettamente ed in maniera implicita.

La persona passivo-aggressiva tende a rovesciare le questioni, razionalizzandole
Quando una persona mette in atto comportamenti passivo-aggressivi finge risentimento, non comprende la reazione dell’altro, assume il ruolo di vittima. Razionalizza, cioè, il proprio comportamento e considera la reazione dell’altro come problematica ("E’ colpa tua!”). Questo non fa altro che confermare la dinamica usuale di vittima-carnefice.

Dolce è la vendetta
Quando la persona passivo-aggressiva decide di giocare la propria rabbia verso la persona che ella ritiene l’abbia ferita, lo fa appunto in maniera nascosta tanto che l’altro neppure comprende di essere l’oggetto di tale vendetta e spesso neppure percepisce la rabbia alla base di queste azioni. Così ad esempio, se una persona sente di aver ricevuto un torto dal proprio partner potrebbe covare la propria rabbia fino a quando non le si presenti l’occasione propizia per "vendicarsi” seppure tale occasione si possa presentare dopo alcuni giorni. Un semplice esempio: lui decide di uscire con gli amici il giovedì sera, dando alla propria partner solo un breve preavviso, avendolo deciso solo in quella stessa giornata. Lei si sente messa in secondo piano ma non dice nulla, anzi acconsente che egli possa passare una serata da solo. Quando la domenica lui le chiederà di uscire insieme per una qualche attività lei addurrà come pretesto quello di non sentirsi molto bene. In questo esempio si noti come il comportamento della partner non risulti all'apparenza aggressivo ed essendo così distante nel tempo dal primo evento, non possa essere a quello ricollegato.  

La passività, la procrastinazione e gli annessi vantaggi
Il comportamento passivo-aggressivo appare conveniente in alcune circostanze. Esso permette agli individui di evitare apertamente situazioni conflittuali con l’idea di aver gestito al meglio la circostanza ma con la sottovalutazione delle conseguenze. Ad esempio, quando uno dei due partner fa una richiesta all'altro e questi, seppur in disaccordo, non risponde in maniera onesta e diretta. Egli teme un faticoso conflitto ed una ancor più faticosa discussione. Quindi opta per un falso impegno, acconsentendo alla richiesta dell’altro e promettendo che ciò avverrà a breve. In seguito, troverà continue scuse ed attuerà continui sabotaggi al fine di rimandare l’impegno verso il quale non era mai stato d’accordo.

Il potere insito nel comportamento passivo-aggressivo
Una persona passivo-aggressiva agisce il suo potere nei confronti dell’altro portando questi all'esasperazione e facendo sì che sia l’altro ad agire la propria rabbia (reattiva a quella del passivo-aggressivo). Infatti, negare la rabbia, ritirarsi dalla comunicazione, giocare il ruolo della vittima, sabotare la relazione, le vendette differite, procrastinare gli impegni, conducono le persone, che con essi si rapportano, verso una sempre maggior frustrazione fino a sentirsi in balia di essi ed in uno stato emotivo e razionale estremamente confuso.

In conclusione, sebbene il comportamento passivo-aggressivo possa sembrare conveniente nel breve termine perché permette di evitare i conflitti rimandando la necessità di un agire maggiormente assertivo, a lungo andare esso mina alle fondamenta le relazioni di qualsiasi genere, che diventano confuse, disfunzionali e distruttive.

Per assurdo, un comportamento francamente aggressivo (non intendendo con ciò violento) sarebbe maggiormente funzionale a patto che le persone coinvolte, accettino il confronto reciproco lavorando sull'espressione diretta di pensieri ed emozioni.

Post scritto da Leonardo Paoletta

Psicologo Monza Milano
Leonardo Paoletta.
Psicologo e psicoterapeuta Monza e Milano.
Sono uno Psicologo, Psicoterapeuta ed Analista Transazionale.
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